Perché con più vento dobbiamo appiattire la vela?

Quando il vento aumenta, uno dei consigli più comuni che sentiamo in barca è:

«Appiattiamo le vele.»

Ma perché?

Se abbiamo più vento a disposizione, non dovremmo cercare di sfruttarlo per andare ancora più veloci?

La risposta potrebbe sembrare semplice:

«Per ridurre la potenza.»

Ma, in realtà, dietro questa regolazione c’è molto di più.

Per capire perché con l’aumentare del vento tendiamo, in generale, ad appiattire le vele, dobbiamo comprendere una cosa fondamentale:

Una barca non diventa automaticamente più veloce semplicemente perché le sue vele generano più forza.

A un certo punto, infatti, una parte della forza in più smette di trasformarsi efficacemente in velocità.

E può trasformarsi invece in:

  • maggiore sbandamento;
  • maggiore forza laterale;
  • maggiore deriva;
  • maggiore carico sul timone;
  • maggiore resistenza.

Ecco perché, a volte, per andare più veloci dobbiamo togliere potenza alla vela.


Più vento significa molta più forza

Partiamo dalla fisica.

La forza aerodinamica generata da una vela dipende da diversi fattori:

  • densità dell’aria;
  • superficie velica;
  • forma della vela;
  • angolo di incidenza;
  • velocità del vento apparente.

Un aspetto è particolarmente importante.

La forza aerodinamica cresce, in prima approssimazione, con il quadrato della velocità del vento apparente.

Questo significa che la relazione non è lineare.

Se, mantenendo tutto il resto uguale, la velocità del vento apparente raddoppiasse, la forza potenziale non raddoppierebbe semplicemente.

Potrebbe aumentare approssimativamente di quattro volte.

Naturalmente, nella realtà la situazione è più complessa.

Cambiano la forma della vela, il vento apparente, l’angolo d’incidenza, l’assetto della barca e i coefficienti aerodinamici.

Ma il concetto fondamentale rimane:

Quando il vento aumenta, le forze possono aumentare molto rapidamente.

Ed è proprio qui che la regolazione della vela diventa fondamentale.


Il problema: la barca non può trasformare tutta la forza in velocità

Immaginiamo una barca che naviga con un vento moderato.

Le vele generano una forza aerodinamica.

Questa forza non agisce però interamente nella direzione in cui la barca sta navigando.

Possiamo semplificarla dividendola in due componenti principali:

➡️ una componente propulsiva, che contribuisce all’avanzamento;

↘️ una componente laterale, che tende a spingere la barca di lato e a farla sbandare.

La chiglia e le altre appendici immerse nell’acqua contribuiscono a contrastare la componente laterale.

Ma quando il vento aumenta, aumenta anche la forza che le vele trasmettono alla barca.

E arriva un momento in cui la barca non riesce più a trasformare efficacemente quella forza aggiuntiva in velocità.

La forza in più comincia a produrre soprattutto:

  • maggiore sbandamento;
  • maggiore deriva;
  • maggiori carichi;
  • maggiore resistenza.

In quel momento, avere più potenza non significa necessariamente andare più veloci.


Più sbandamento non significa più velocità

Questo è uno degli equivoci più comuni.

Vediamo la barca inclinarsi maggiormente e pensiamo:

«Le vele stanno spingendo forte!»

Probabilmente è vero.

Ma la domanda importante non è:

Quanto stanno spingendo?

La domanda è:

Quanto di quella forza stiamo realmente trasformando in velocità?

Quando una barca sbanda eccessivamente, possono verificarsi diversi fenomeni.

La carena lavora in modo diverso

Una barca è progettata per navigare entro determinati assetti.

Uno sbandamento eccessivo modifica la parte dello scafo immersa nell’acqua e può aumentare le resistenze.

Aumenta la componente laterale

Una maggiore forza laterale significa che le appendici devono lavorare maggiormente per contrastarla.

Questo può comportare una maggiore deriva e maggiori resistenze idrodinamiche.

Il timone può diventare più carico

Quando la barca tende a modificare la propria direzione, il timoniere deve intervenire.

Ma un timone molto angolato non serve soltanto a correggere la rotta.

Genera anche resistenza.

E questa resistenza sottrae energia alla velocità.

Per questo motivo:

Una barca molto sbandata non è necessariamente una barca che sta navigando al massimo della propria efficienza.


È qui che entra in gioco il grasso della vela

Abbiamo già visto che il grasso, cioè la profondità del profilo della vela, influenza il modo in cui la vela interagisce con il flusso d’aria.

In condizioni appropriate, una vela più profonda può generare una maggiore forza aerodinamica.

Questo può essere particolarmente utile quando il vento è debole.

Ma quando il vento aumenta, abbiamo già a disposizione una quantità di energia maggiore.

A quel punto, una vela molto profonda potrebbe generare una forza superiore a quella che la barca riesce a utilizzare efficacemente.

Ed è qui che, generalmente, cerchiamo di ridurre la profondità della vela.

🌬️ Più vento → generalmente meno grasso.

Appiattire la vela significa modificare il suo profilo aerodinamico per ridurre, in generale, la forza eccessiva che può essere generata.

Ma attenzione.

Non significa semplicemente:

«Facciamo una vela piatta perché c’è tanto vento.»

Significa:

«Adattiamo la forma della vela alla quantità di potenza che la barca riesce a utilizzare efficacemente.»

Questa è una differenza fondamentale.


Perché togliere potenza può farci andare più veloci?

Sembra un paradosso.

Ma è uno dei concetti più importanti della regolazione delle vele.

Immaginiamo due situazioni.

Situazione 1: troppa potenza

La barca:

  • sbanda eccessivamente;
  • aumenta la deriva;
  • richiede molto timone;
  • aumenta le resistenze;
  • diventa difficile da mantenere equilibrata.

Situazione 2: potenza controllata

La barca:

  • mantiene uno sbandamento più contenuto;
  • ha un timone più leggero;
  • deriva meno;
  • mantiene un assetto più efficiente;
  • utilizza meglio la forza disponibile.

Quale delle due sarà necessariamente più veloce?

Non possiamo rispondere senza conoscere la barca e le condizioni.

Ma molto spesso la seconda situazione permette alla barca di trasformare una percentuale maggiore della forza disponibile in velocità utile.

Ecco perché possiamo dire:

MENO FORZA INUTILE. PIÙ FORZA UTILE.

Ed è proprio questo l’obiettivo della regolazione.


Appiattire la vela non significa semplicemente ridurre la potenza

Dire che appiattiamo una vela soltanto per ridurre la potenza è una semplificazione.

Quando modifichiamo la profondità del profilo, modifichiamo anche altri aspetti del comportamento aerodinamico della vela.

Possiamo influenzare:

  • la distribuzione della pressione;
  • la forma dell’ingresso;
  • la posizione del punto di massimo grasso;
  • il comportamento del flusso;
  • il rapporto tra portanza e resistenza.

La vela è un profilo aerodinamico.

E modificare la sua forma significa modificare il modo in cui interagisce con l’aria.

Per questo motivo, appiattire una vela non significa semplicemente tirare una cima.

Significa modificare il suo profilo.


Poco vento: perché generalmente cerchiamo una vela più profonda?

Con vento debole, l’energia disponibile è limitata.

La barca ha bisogno di una vela capace di generare una forza sufficiente per accelerare e mantenere la propria velocità.

In queste condizioni, generalmente, una maggiore profondità può essere utile.

Una vela più piena può contribuire a generare una maggiore forza aerodinamica.

Naturalmente non significa che:

Poco vento = vela più grassa possibile.

Anche una vela troppo profonda può diventare inefficiente.

La regolazione deve sempre cercare un compromesso tra forma, angolo d’incidenza e qualità del flusso.

Ma, come principio generale:

💨 Con poco vento tendiamo a cercare più profondità.


Molto vento: perché generalmente riduciamo il grasso?

Quando il vento aumenta, la situazione cambia.

La vela ha già a disposizione molta energia.

Non abbiamo necessariamente bisogno di aumentare ulteriormente la sua capacità di generare forza.

Anzi.

Potremmo avere bisogno di controllarla.

Appiattendo la vela possiamo, in generale:

✔️ ridurre la forza eccessiva;

✔️ limitare lo sbandamento;

✔️ ridurre la componente laterale;

✔️ alleggerire il timone;

✔️ mantenere la barca più equilibrata.

E questo ci porta a una conclusione importante:

L’obiettivo non è avere la massima potenza possibile.

L’obiettivo è:

AVERE LA GIUSTA POTENZA.


Come possiamo appiattire una randa?

Esistono diverse regolazioni che possono influenzare la profondità della randa.

Ogni barca e ogni vela, naturalmente, rispondono in modo diverso.

Vediamo alcuni degli strumenti principali.


Il tesabase

Il tesabase, o outhaul, è uno degli strumenti più diretti per influenzare la profondità della parte inferiore della randa.

Aumentando la tensione sulla base, generalmente:

➡️ riduciamo la profondità del profilo nella parte bassa della vela.

Con meno tensione:

➡️ la parte inferiore può assumere una forma più profonda.

È una regolazione particolarmente utile perché permette di intervenire direttamente sulla forma.


La tensione della drizza

La tensione della drizza influenza la tensione lungo l’inferitura.

Modificandola possiamo influenzare:

  • la forma dell’ingresso;
  • la posizione del punto di massimo grasso;
  • la distribuzione della profondità.

Quando aumentiamo la tensione dell’inferitura, in molte vele possiamo contribuire a spostare il grasso verso prua e a rendere il profilo più piatto.

L’effetto preciso dipende però dalla progettazione della vela.


Il Cunningham

Il Cunningham permette di aumentare ulteriormente e in modo più mirato la tensione sull’inferitura.

È particolarmente utile quando la vela è già issata correttamente e vogliamo intervenire sulla sua forma senza modificare significativamente l’altezza di issata.

In generale, aumentando la tensione sull’inferitura possiamo influenzare la posizione del grasso e contribuire ad appiattire il profilo nella zona anteriore.


Il paterazzo

Nelle barche dotate di un sistema di alberatura adatto, il paterazzo può modificare la curvatura dell’albero.

La curvatura dell’albero influenza la forma della randa.

Quando l’albero viene maggiormente curvato, in molte configurazioni la parte centrale della vela viene maggiormente tensionata e il profilo può appiattirsi.

Ma attenzione:

questo effetto dipende fortemente da:

  • tipo di albero;
  • tipo di armamento;
  • progettazione della vela;
  • regolazione delle sartie.

Per questo il paterazzo non può essere descritto come uno strumento che funziona allo stesso modo su tutte le barche.


Appiattire non significa chiudere la vela

Questo è un errore molto comune.

La profondità della vela e il suo angolo rispetto al vento sono due cose diverse.

Una vela può essere:

  • molto piatta ma troppo chiusa;
  • molto piatta ma troppo aperta;
  • profonda e correttamente orientata;
  • profonda ma troppo aperta.

Quando appiattiamo una vela stiamo lavorando principalmente sulla forma del suo profilo.

Quando cazziamo o laschiamo la scotta lavoriamo principalmente sull’orientamento della vela rispetto al vento, anche se la scotta può influenzare contemporaneamente altri aspetti, come la tensione della balumina.

Per regolare bene una vela dobbiamo quindi imparare a distinguere:

📐 LA FORMA DELLA VELA

da:

🧭 IL SUO ORIENTAMENTO RISPETTO AL VENTO

Sono due aspetti diversi.

E devono essere regolati insieme.


E la torsione?

Quando il vento aumenta non dobbiamo pensare soltanto al grasso.

Un altro elemento fondamentale è la torsione, o twist, della vela.

La parte alta della vela può lavorare in condizioni di vento apparente diverse rispetto alla parte bassa.

Inoltre, aprire progressivamente la balumina può contribuire a controllare la distribuzione della forza lungo l’altezza della vela.

Per questo, con vento forte, la regolazione non consiste semplicemente nel:

«Fare la vela più piatta possibile.»

Dobbiamo considerare insieme:

  • profondità;
  • posizione del grasso;
  • torsione;
  • angolo di incidenza;
  • superficie velica.

La regolazione è sempre il risultato dell’equilibrio tra questi elementi.


Ma possiamo continuare ad appiattire la vela all’infinito?

No.

Ed è un punto molto importante.

Arriva un momento in cui la vela può essere già regolata in una configurazione molto piatta, ma la barca continua comunque ad avere troppa potenza.

In quel momento, modificare ulteriormente la forma potrebbe non essere sufficiente.

Dobbiamo ridurre la quantità di superficie esposta al vento.

Possiamo quindi intervenire con:

una mano di terzaroli sulla randa;

la riduzione della superficie del genoa;

una vela di prua più piccola.

Perché la forma può controllare la potenza solo entro certi limiti.

A un certo punto, la soluzione più efficace è semplicemente:

RIDURRE LA SUPERFICIE VELICA.


Non esiste una regola valida per tutte le barche

Arrivati a questo punto dobbiamo evitare una conclusione troppo semplice.

Non è corretto dire:

❌ «Con più vento devi sempre appiattire completamente la vela.»

La regolazione dipende da moltissimi fattori.

La barca

Una barca leggera e una barca pesante possono richiedere regolazioni completamente diverse.

L’andatura

La forma ideale della vela cambia navigando:

  • di bolina;
  • al traverso;
  • al lasco;
  • nelle andature portanti.

Lo stato del mare

Con onda formata potremmo aver bisogno di una risposta diversa rispetto a quella richiesta da un mare completamente piatto.

Il tipo di vela

Ogni vela è progettata per avere una propria forma e un proprio intervallo di regolazione.

Il vento apparente

Non dobbiamo guardare soltanto la velocità del vento reale.

La vela lavora nel vento apparente.

E il vento apparente cambia continuamente con:

  • la velocità della barca;
  • la direzione della navigazione;
  • l’intensità del vento reale.

Per questo motivo, la regolazione delle vele non può essere ridotta a una semplice tabella.


Come capire se abbiamo troppa potenza?

Questa è forse la domanda più utile.

Non dobbiamo regolare le vele semplicemente perché un manuale ci dice:

«Con 20 nodi fai così.»

Dobbiamo osservare la barca.

Alcuni segnali che possono indicarci una potenza eccessiva sono:

⚠️ sbandamento eccessivo;

⚠️ timone molto carico;

⚠️ forte tendenza all’orza;

⚠️ aumento della deriva;

⚠️ difficoltà nel mantenere la barca equilibrata;

⚠️ sensazione che alle raffiche la barca si inclini molto, senza trasformare quella potenza aggiuntiva in un reale aumento di velocità.

Questi segnali non devono essere interpretati isolatamente.

Ma ci aiutano a capire una cosa:

Forse la barca non ha bisogno di più forza.

Forse ha bisogno di:

PIÙ EQUILIBRIO.


L’esercizio migliore: modifica una cosa alla volta

Se vuoi davvero capire come cambia il comportamento della tua barca, prova questo esercizio.

Quando le condizioni lo permettono:

1. Osserva la situazione iniziale.

Guarda:

  • velocità;
  • angolo di sbandamento;
  • timone;
  • forma della vela.

2. Modifica una sola regolazione.

Per esempio:

aumenta leggermente la tensione del tesabase.

3. Aspetta.

Lascia alla barca il tempo di stabilizzarsi.

4. Osserva cosa cambia.

La barca accelera?

Il timone si alleggerisce?

Lo sbandamento diminuisce?

La velocità rimane uguale?

5. Prova di nuovo.

In questo modo inizierai a comprendere realmente la relazione tra:

REGOLAZIONE → FORMA DELLA VELA → FORZE → COMPORTAMENTO DELLA BARCA.

Ed è proprio questa la strada per diventare più consapevoli nella regolazione.


La vera risposta: non appiattiamo per andare più piano

Torniamo alla domanda iniziale.

Perché con più vento appiattiamo la vela?

Non lo facciamo perché vogliamo andare più piano.

Lo facciamo perché vogliamo:

  • controllare la forza;
  • ridurre quella che non possiamo utilizzare efficacemente;
  • mantenere la barca equilibrata;
  • limitare sbandamento e deriva;
  • trasformare una maggiore quantità della forza disponibile in velocità utile.

In altre parole:

NON CERCHIAMO MENO POTENZA.

CERCHIAMO LA POTENZA GIUSTA.


In conclusione

Con l’aumentare del vento, la forza generata dalle vele può crescere molto rapidamente.

Ma una barca non può trasformare automaticamente tutta questa energia in velocità.

Quando la potenza diventa eccessiva, possiamo avere:

  • troppo sbandamento;
  • maggiore forza laterale;
  • maggiore deriva;
  • timone più carico;
  • maggiore resistenza.

Ecco perché, generalmente, quando il vento aumenta tendiamo ad appiattire le vele.

Riducendo il grasso possiamo controllare la forza aerodinamica e aiutare la barca a mantenere un assetto più efficiente.

Ma ricordiamoci sempre:

Appiattire la vela non è una regola automatica.

È uno strumento.

E come ogni strumento deve essere utilizzato in base a:

⛵ la barca;

🌬️ il vento apparente;

🧭 l’andatura;

🌊 lo stato del mare;

⚓ la risposta della barca.

La vera abilità non consiste nell’imparare:

«Con questo vento devo tirare questa cima.»

La vera abilità consiste nel capire:

COSA STA SUCCEDENDO ALLA BARCA.

E poi chiedersi:

QUAL È LA REGOLAZIONE CHE PUÒ MIGLIORARE QUELLO CHE STO OSSERVANDO?


OSSERVA → CAPISCI → REGOLA → NAVIGA MEGLIO

Perché, alla fine, la fisica della vela ci insegna proprio questo:

Non vince la barca che genera più forza.

Va più veloce la barca che riesce a trasformare meglio quella forza in movimento utile.

E qualche volta, per andare più veloci, dobbiamo prima imparare a togliere potenza.

VelaSpiego

La vela spiegata senza complicarla.

 

Davide Del Puglia

 

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